|
IRAN - Un’esecuzione politica ogni 48 ore
22 aprile 2026: 22/04/2026 - IRAN. Un’esecuzione politica ogni 48 ore
La magistratura in stato di guerra per eliminare fisicamente i dissidenti
Accelerazione delle esecuzioni: oltre la procedura giudiziaria Nel corso dell’ultima settimana, non è trascorso un solo giorno senza che Mohseni-Eje’i, capo della magistratura della Repubblica Islamica, sottolineasse l’accelerazione nell’emissione e nell’esecuzione delle condanne a morte. Purtroppo, queste minacce sono state in gran parte ignorate dalla comunità internazionale e dagli organismi globali per i diritti umani. Di conseguenza, dal 19 marzo ad oggi (22 aprile), 17 persone sono state giustiziate per motivi puramente politici.
Ciò significa 17 esecuzioni politiche nell’arco di 35 giorni: un’esecuzione ogni 48 ore. Questa cifra rappresenta più della metà del totale delle esecuzioni politiche registrate nell’intero anno 2025. Una così sconcertante escalation avrebbe dovuto suscitare un’indignazione globale e innescare un’azione internazionale immediata per costringere la Repubblica Islamica a sospendere tutte le esecuzioni, in particolare quelle dei detenuti politici e dei partecipanti alle proteste nazionali del dicembre 2025/gennaio 2026.
La magistratura in stato di guerra; dal «Stato di diritto» all’«eliminazione basata sulla sicurezza» Mohseni-Eje’i ha dichiarato esplicitamente che la magistratura ha assunto uno «stato di guerra» e che la «normale routine» non dovrebbe più governare i casi legali. Questo cambiamento di retorica è una dichiarazione formale del passaggio da una facciata di «Stato di diritto» a uno stato di «eliminazione basata sulla sicurezza». Quando un alto funzionario giudiziario ordina che indagini che in precedenza richiedevano 10 giorni vengano concluse nel giro di poche ore e impone agli interrogatori di condurre “incriminazioni” all’interno delle prigioni, ciò significa il crollo totale degli standard di equo processo. In questa nuova struttura, la magistratura non funziona più come organo giudiziario, ma come unità operativa di sicurezza la cui missione non è la giustizia, bensì la “neutralizzazione fisica” dei dissidenti nel minor tempo possibile.
Incitamento in corso Proprio oggi, secondo l’agenzia di stampa Mehr (affiliata al Ministero dell’Intelligence), Mohseni-Eje’i ha dichiarato: «L’azione decisiva e legale contro i traditori e i collaboratori del nemico deve continuare». Sulla base delle sue precedenti dichiarazioni, è ampiamente inteso che «azione decisiva» sia sinonimo di confisca dei beni, emissione di condanne a morte e loro immediata esecuzione.
Documentazione delle uccisioni Esecuzioni politiche registrate dal 19 marzo al 22 aprile 2026
1 Mehdi Ghasemi, 19 marzo 2026 Pubblica (Qom) 2 Saleh Mohammadi, 19 marzo 2026 Pubblica (Qom) 3 Saeed Davoodi, 19 marzo 2026 Pubblica (Qom) 4 Akbar Daneshvarkar, 30 marzo 2026 Ghezel-Hesar 5 Mohammad Taghavi, 30 marzo 2026 Ghezel-Hesar 6 Pouya Ghobadi, 31 marzo 2026 Ghezel-Hesar 7 Babak Alipour, 31 marzo 2026 Ghezel-Hesar 8 Amirhossein Hatami, 3 aprile 2026 Ghezel-Hesar 9 Vahid Bani-Amerian, 4 aprile 2026 Ghezel-Hesar 10 Abolhasan Montazar, 4 aprile 2026 Ghezel-Hesar 11 Mohammadamin Biglari, 5 aprile 2026 Ghezel-Hesar 12 Shahin Vahedparast, 5 aprile 2026 Ghezel-Hesar 13 Ali Fahim, 6 aprile 2026 Ghezel-Hesar 14 Hamed Validi, 20 aprile 2026 Prigione centrale di Karaj 15 Mohammad Masoum-Shahi, 20 aprile 2026 Prigione centrale di Karaj 16 Amir-Ali Mirjafari, 21 aprile 2026 Luogo sconosciuto 17 Mehdi Farid, 22 aprile 2026 Luogo sconosciuto.
Nota critica: La continua esecuzione di detenuti in luoghi non divulgati (Casi da 14 a 17) va oltre una semplice negligenza amministrativa; essa segnala un pericoloso schema di sparizioni forzate prima dell’esecuzione. La mancata comunicazione del luogo dell’esecuzione impedisce qualsiasi controllo civile o legale e rafforza la conclusione che queste sentenze vengano eseguite in contesti extragiudiziali e in reparti segreti. Va inoltre ricordato che molti dei luoghi sopra elencati non sono stati resi noti dalla magistratura della Repubblica Islamica, ma sono stati appurati tramite fonti ben informate.
Preparare il terreno per arresti di massa e repressione diffusa Le minacce lanciate da Eje’i fungono da “via libera” per un aumento degli arresti arbitrari e della repressione di massa. A questo proposito, Ahmadreza Radan, comandante delle forze di polizia (FARAJA), ha annunciato l’arresto di almeno 1.800 persone. In un’intervista ai media, ha dichiarato che oltre 700 di queste persone sono state detenute in quanto “elementi dell’opposizione” o collegate ai social media. Inoltre: Oltre 400 persone sono state arrestate per aver raccolto e pubblicato immagini e informazioni relative ai “luoghi di impatto” (dati operativi). Oltre 100 persone sono state arrestate con l’accusa di associazione a “gruppi terroristici”. Oltre 200 persone sono state arrestate per aver utilizzato “strumenti tecnici” a fini di “attività distruttive”.
Tutte queste accuse, secondo la definizione del comandante della polizia, rientrano nelle categorie che il capo della magistratura intende punire con la pena di morte attraverso procedimenti “accelerati” ed extragiudiziali. Un cambiamento degno di nota in questa ondata di arresti è la riclassificazione delle accuse: mentre in precedenza i detenuti erano accusati di reati legati alle proteste, ora devono rispondere di accuse di “spionaggio”, “contatti con stranieri” e “collaborazione con gruppi di opposizione”. Ciò dimostra chiaramente come il regime sfrutti le zone di conflitto in corso per mascherare la propria violazione del diritto alla vita.
Analisi giuridica: un bilancio oscuro di violazioni dei diritti umani La Repubblica Islamica continua la sua campagna di repressione e uccisioni nell’impunità, violando sistematicamente i seguenti principi: Divieto di punizioni crudeli e inumane (Articolo 5, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani): Le esecuzioni pubbliche (Casi 1-3) costituiscono una tortura psicologica per la società e una palese degradazione della dignità umana. Violazione del diritto alla vita (Articolo 3, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani): Le esecuzioni sommarie prive di qualsiasi giusto processo costituiscono una violazione fondamentale del diritto alla vita. Violazione della presunzione di innocenza (Articolo 11, Dichiarazione universale dei diritti umani): accuse di massa di “spionaggio” e “terrorismo” senza prove legali prima di un processo equo. Violazione della libertà e della sicurezza personali (Articolo 9, Dichiarazione universale dei diritti umani): arresti diffusi senza informazioni trasparenti violano la sicurezza individuale delle persone. Violazione del diritto a un processo equo (Articolo 10, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani): la mancanza di trasparenza giudiziaria e l’accesso limitato all’assistenza legale invalidano il processo legale. Violazione della libertà di espressione (Articolo 19, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani): repressione delle attività digitali e criminalizzazione della condivisione di informazioni.
Denuncia del silenzio internazionale Il silenzio delle istituzioni internazionali di fronte a questa macchina di morte in accelerazione non è semplicemente inefficace: funge da via libera per il proseguimento dei crimini contro l’umanità. Se la comunità globale non sostituirà la sua attuale inazione con misure deterrenti e una responsabilità decisiva in base al principio della giurisdizione universale, la responsabilità storica di questo “Ciclo di Eliminazione” ricadrà interamente sulle spalle di coloro che si proclamano difensori globali dei diritti umani.
Prima che i corridoi delle prigioni iraniane si trasformino in mattatoi ancora più grandi, è giunto il momento che la volontà internazionale passi da una “preoccupazione senza fine” a un’“azione decisiva”. Oggi, il silenzio equivale a complicità. La storia testimonierà che, di fronte a questo massacro organizzato e istituzionalizzato, coloro che non si sono levati con autorità per esigere responsabilità e prevenzione si sono invece schierati al fianco dei responsabili.
https://iran-hrm.com/2026/04/23/one-political-execution-every-48-hours-judiciarys-war-footing-to-physically-eliminate-dissidents/ (Fonte: iran-hrm.com)
|