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KENYA: CONFERMATA CONDANNA A MORTE PER RAPINA A MANO ARMATA
25 giugno 2026: L’Alta Corte di Nyandarua, in Kenya, il 16 giugno 2026 ha confermato la condanna a morte di un uomo riconosciuto colpevole di rapina a mano armata. Joseph Njuguna Muhia aveva contestato la legittimità della sua condanna a morte sostenendo che, sebbene la pena capitale non sia stata abolita, la sua imposizione obbligatoria agli imputati riconosciuti colpevoli, indipendentemente dalle loro circostanze personali, è arbitraria. Sosteneva che imporre la stessa pena a tutti i colpevoli, senza considerare le circostanze specifiche di ciascun caso, equivale a un trattamento degradante. Muhia chiedeva all’Alta Corte di accertare la violazione dei suoi diritti sanciti dagli articoli 25(c) e 50 della Costituzione. Chiedeva inoltre che la sua colpevolezza e sentenza capitale fossero dichiarate incostituzionali, invalide e nulle. Chiedeva infine all’Alta Corte di annullare il giudizio di colpevolezza e la sentenza o di ordinare un nuovo processo davanti a un altro magistrato. Infine, chiedeva un risarcimento. Lo Stato si è opposto al ricorso, sostenendo che Muhia sia stato processato e condannato secondo la legge e che i suoi successivi appelli dinanzi all'Alta Corte e alla Corte d'Appello siano già stati respinti. "I diritti del ricorrente ai sensi degli articoli 25, 29 e 50 non sono stati violati, poiché gli è stato garantito un giusto processo, gli è stato permesso di difendersi prima della condanna e gli è stata inflitta una pena legittima, come previsto dall'articolo 26(3) della Costituzione; pertanto, non vi è stata alcuna violazione", ha affermato la Corte. "Una nuova sentenza sarebbe quindi ingiustificata e non dovrebbe essere concessa di diritto nelle circostanze del caso in esame". Lo Stato si è inoltre basato sulle direttive della Corte Suprema nel caso Muruatetu 2, secondo cui la dichiarazione di incostituzionalità della pena di morte obbligatoria si applicava solo ai casi di omicidio e non si estendeva ad altri reati, tra cui la rapina a mano armata ai sensi dell'articolo 296(2). Il giudice Kiarie Waweru ha concordato con lo Stato, osservando che la pena di morte rimane legittima ai sensi della Costituzione. L’Alta Corte ha sottolineato che l'articolo 26(3) della Costituzione consente la privazione della vita solo laddove sia autorizzata dalla Costituzione stessa o da altra legge scritta. Il giudice Waweru ha ritenuto che Muhia avesse già esaurito la normale procedura di appello, osservando che le questioni sollevate nella petizione avrebbero dovuto essere affrontate durante il primo appello, in occasione del quale aveva avuto accesso agli atti del tribunale di primo grado. "Sulla base dell'analisi precedente, concludo che il ricorrente stia tentando un secondo appello, seppur mascherato. Pertanto, il ricorso viene respinto", ha sentenziato il giudice Waweru. (Fonte: The Star, 20/06/2026)
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