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‘CASO PIÙ RARO TRA I RARI’, PER LA PRIMA VOLTA UNA DONNA VERSO LA FORCA IN INDIA

20 febbraio 2021:

Shabnam aveva una relazione con Salim e voleva sposarlo, ma sulla via della sua storia d’amore v’era un ostacolo insormontabile: la dura opposizione da parte della sua famiglia. Gli abitanti del piccolo villaggio di Bawankhedi, adiacente alla città di Hasanpur, nel distretto di Amroha, ricordano ancora il raccapricciante episodio avvenuto la notte tra il 14 e il 15 aprile 2008, quando un’intera famiglia è stata spazzata via a colpi di ascia. Prima di ucciderli con l’aiuto del suo amante, Shabman aveva fatto bere ai suoi familiari latte mescolato con sedativi. Non ha risparmiato nessuno.
Ha ucciso suo padre Shaukat, la madre Hashmi, i fratelli Anees e Rashid, la cognata Anjum e sua sorella Rabia. Shabnam aveva ucciso anche il suo piccolo nipote, Arsh, strangolandolo a morte. Il caso è stato trattato nel tribunale di Amroha per due anni e tre mesi. Dopo di che, il 15 luglio 2010, in soli 29 secondi, un giudice ha stabilito che Shabnam e Salim dovevano essere impiccati fino alla morte. La sentenza di 160 pagine è stata appellata davanti all’Alta corte di Allahabad che ha subito confermato la condanna. In India, le condanne a morte devono essere ratificate anche dalla Corte Suprema, la quale nella storica sentenza “Bachan Singh contro lo Stato del Punjab” del 9 maggio 1980 ha sostenuto che la pena capitale può essere applicata solo se il caso rientra tra quelli “più rari tra i rari”.
La strage di un’intera famiglia a colpi di accetta non è un fatto che accade tutti i giorni in India. Così, nel 2015, anche la più alta corte indiana ha stabilito che la pena doveva essere quella dell’impiccagione. Dopo questo, Shabnam e Salim hanno tentato l’ultima risorsa, una petizione di misericordia al Presidente, ma la loro richiesta è stata respinta. Shabnam è attualmente dietro le sbarre a Bareilly, mentre Salim è detenuto nella prigione di Agra. Se tutto procederà come stabilito dai giudici, Shabnam sarà giustiziata nell’unica camera della morte indiana destinata alle esecuzioni di donne. La stanza della morte per sole donne del Paese si trova nella prigione di Mathura, vicino a Jawahar Bagh, nello Stato dell’Uttar Pradesh, ma è quasi sconosciuta a tutti perché nessuno è stato impiccato lì fino a oggi. È stata costruita all’interno delle mura della prigione durante il dominio britannico nel 1870 e l’unica menzione a questa stanza della forca può essere trovata nel UP Jail Manual, 1956, che stabilisce regole elaborate per l’esecuzione di donne detenute nel braccio della morte.
Secondo diversi recenti resoconti dei media, l’amministrazione del carcere di Mathura ha avviato i preparativi per impiccare la donna. Anche se la data di esecuzione non è ancora stata fissata, il sovrintendente capo della prigione ha già ordinato la corda usata per i condannati a morte. Shabnam sarà impiccata non appena verrà emesso l’ordine di esecuzione. Al 31 dicembre 2020, c’erano 404 prigionieri nel braccio della morte in tutta l’India, con l’Uttar Pradesh che aveva il numero più alto, 59, di questi prigionieri. Le esecuzioni non sono molto frequenti, anche per il limite del “caso più raro tra i rari” fissato dalla Corte Suprema. Le ultime sono state effettuate nel marzo 2020, dopo cinque anni di una moratoria di fatto, quando quattro uomini sono stati giustiziati nella prigione di Tihar a Nuova Delhi per aver stuprato e ucciso una giovane donna nel dicembre 2012.
Se nulla di miracoloso accadrà, Shabnam sarà la prima donna a essere impiccata dopo l’indipendenza dell’India nel 1947. La data di esecuzione non è ancora stata definita, quindi c’è ancora un po’ di tempo per tentare di salvarla ed evitare che un altro paese democratico che ancora non ha abolito la pena capitale segua il triste esempio dell’America di Trump che il 13 gennaio scorso, per la prima volta dopo 67 anni, ha fatto giustiziare una donna, Lisa Montgomery, detenuta nel braccio della morte federale.
Il delitto di Shabnam, come quello di Lisa, rientra sicuramente tra quelli “più rari tra i rari”. Ma la sua esecuzione, come quella di Lisa, sarebbe un “caso più unico che raro”, una storia fuori dal tempo e fuori dal mondo, un fatto grave che una democrazia non può commettere.

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