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IRAN - 40th day memorials
IRAN - 40th day memorials
IRAN - Ancora proteste

18 febbraio 2026:

18/02/2026 - IRAN. La furia esplode nel 40° giorno; la società iraniana spinta oltre l'orlo del baratro

Quaranta giorni dopo il culmine della rivolta di gennaio, il tradizionale periodo di lutto si è trasformato in un fronte strategico per una nuova offensiva a livello nazionale. I rapporti provenienti da tutto l'Iran confermano che le commemorazioni per i caduti “Chehelom” hanno aggirato i cordoni di sicurezza del regime, trasformandosi da cupi raduni in scontri politici ad alta intensità. A Behesht-e Zahra, a Teheran, il 17 febbraio, folle imponenti accanto a famiglie in lutto hanno smantellato le barriere di sicurezza, cantando “Per il sangue dei nostri compagni, resisteremo fino alla fine”. Questa rinascita segnala un fallimento critico nella strategia di contenimento dello Stato, in quanto la barriera della paura è stata sostituita da una spinta pervasiva alla responsabilità e alla richiesta diretta della caduta della dittatura.

Paralisi economica e scioperi del mercato
La rivolta ha fatto breccia con successo nelle difese economiche del regime, con la classe dei ‘Bazaari’ (commercianti “del Bazar”) che si è sempre più allineata con la strada. Nel cuore della capitale, il Passaggio di Aladino, l'hub principale per il commercio digitale, ha chiuso completamente le sue porte in una forte dimostrazione di solidarietà. Contemporaneamente, la città di Abdanan ha assistito ad uno sciopero totale del mercato, che ha portato il commercio locale ad un punto morto. Questi scioperi sono alimentati da un crollo storico della valuta e da un'inflazione da record che ha reso il salario minimo quasi privo di valore. Questa sincronia tra il mercato e il movimento guidato dai giovani rappresenta una minaccia terminale per la stabilità del regime, in quanto i commercianti si uniscono alle file dei diseredati.

Fallimento energetico e insicurezza del regime

Mentre il regime lotta con uno squilibrio energetico catastrofico, con conseguenti blackout a livello nazionale e la combustione tossica di mazut nelle principali città, l'ansia interna dell'élite al potere è diventata visibile. In un discorso del 17 febbraio alle forze di sicurezza, il presidente del regime Masoud Pezeshkian ha invocato l'uso di “nuove tecnologie” per evitare danni fisici agli agenti, ordinando contemporaneamente di “soffocare le anomalie nella culla”.
Questa retorica riflette un governo che non si fida più della resistenza dei suoi soldati di rango contro una popolazione che viene letteralmente soffocata dall'inquinamento e affamata dalla cattiva gestione economica.

Il giro di vite nelle scuole e l'insurrezione periferica
In una mossa disperata per identificare i manifestanti, il regime ha esteso il suo raggio d'azione alle aule scolastiche. I rapporti da Mashhad e Karaj indicano che le forze di sicurezza stanno conducendo perquisizioni invasive dei telefoni degli studenti e persino ispezioni fisiche per verificare la presenza di ferite da pallini, con il pretesto di sessioni di “approfondimento”.
Nel frattempo, nelle città periferiche come Mormori, la situazione si è trasformata in un crollo quasi totale dell'autorità statale. Nonostante il completo blackout di internet e il dispiegamento di munizioni vere, i residenti locali hanno riferito di aver fatto irruzione negli avamposti della sicurezza. Questi punti di infiammazione localizzati stanno costringendo il regime a sovraccaricare le sue risorse, alimentando un ciclo di ribellione che né i proiettili né i blackout possono spegnere.

La “scatola nera” violata
A causa del blackout totale di internet imposto dal regime durante le prime esplosive settimane del nuovo anno, i dettagli critici dell'intensità della rivolta stanno raggiungendo solo ora il dominio pubblico. I rapporti e i filmati che sono stati soppressi per oltre un mese stanno riemergendo, evidenziando in particolare gli eventi dell'8 e del 9 gennaio. Questi resoconti ritardati rivelano una fase di feroce guerra urbana:
- Nello strategico Vakilabad Boulevard di Mashhad, i giovani ribelli si sono impegnati in un'offensiva tattica, distruggendo le flotte di trasporto delle Unità Speciali e incendiando la Sepah Bank, un pilastro finanziario fondamentale dell'apparato di sicurezza.
- A Kermanshah, scene simili si sono svolte nel Golestan Boulevard, dove i manifestanti hanno usato il fuoco per bloccare l'avanzata delle forze di repressione, trasformando le strade in “no-go zone” per il regime.

L'emergere di questi rapporti ora, alla fine di febbraio, ha fornito un secondo vento al movimento, in quanto i memoriali del ‘40° giorno’ sono stati rafforzati dalle nuove prove della brutalità del regime e dei successi tattici dei giovani a gennaio.

https://www.ncr-iran.org/en/news/iran-protests/fury-erupts-on-the-40th-day-irans-society-pushed-beyond-the-brink/

https://youtu.be/9Zy4snoND50

(Fonte: Ncr-Iran)

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