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IO E IL SIGNOR HOOD… ‘E QUALCUNO HA PENSATO CHE FOSSE MORTO LÌ / PERÒ NON ERA VERO’
16 maggio 2026: Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, saremo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale Marco ha vissuto fino all’ultimo. Per fare della sua mancanza una presenza. Mirella Parachini su l’Unità del 16 maggio 2026 “Il signor Hood era un galantuomo / sempre ispirato dal sole / con due pistole caricate a salve / e un canestro di parole… / E qualcuno ha pensato che fosse morto lì / però non era vero.” Bello, no? Parole, tra le altre, della canzone di Francesco De Gregori “Il Signor Hood” del 1975, dedicata a Marco Pannella: “a M. con autonomia” (N.B. lo stesso De Gregori, alla notizia della morte di Marco, il 19 maggio del 2016, disse: “Quella dedica era veramente criptica”). Nel settembre 2001 De Gregori, intervistato da Corradino Mineo, aveva dichiarato che Marco Pannella era “una delle persone che amava di più” pur affermando di non votare per i radicali. Dichiarazione, questa, che ho sentito ripetere più spesso durante la mia vita. Quando le persone venivano a sapere che io ero “la compagna storica di Marco”, inevitabilmente esprimevano un sentimento di ammirazione nei suoi confronti, ma spesso con la dovuta precisazione della non partecipazione elettorale. Aveva ragione la Bonino, quando diceva “vogliatemi un po’ meno bene, ma votatemi di più”? Io oggi non sono qui per analisi politologiche e sociologiche, che non sono in grado di fare, ma per testimoniare dell’immenso affetto che la figura di Marco ha suscitato e suscita ancora, in modo trasversale, superando i confini ideologici tra destra, sinistra e mondo cattolico, partendo da battaglie di principio sui diritti universali e dal “metodo” con cui perseguirli, quelli dell’azione, della nonviolenza e della disobbedienza civile, nelle sue varie declinazioni. Volendo ricordare, in modo tangibile, la “presenza fisica” di Marco, a partire dai luoghi da cui ha lanciato le sue battaglie, su suggerimento di Francesco Rutelli, ho proposto di apporre una targa a Piazza Navona, testimonianza di un luogo teatro di innumerevoli manifestazioni del Partito Radicale, trasformandosi da semplice luogo pubblico a simbolo della partecipazione civile e della disobbedienza nonviolenta. Basti ricordare Fabrizio De André, che tenne un memorabile concerto gratuito a Piazza Navona a Roma il 10 maggio 1974, esibendosi dal palco allestito dal Partito Radicale per il comizio di chiusura della campagna referendaria contro l’abrogazione della legge sul divorzio. Tale richiesta è stata avanzata dai primi trenta firmatari, oltre a me: Barbara Alberti, Renzo Arbore, Corrado Augias, Fausto Bertinotti, Goffredo Bettini, Emma Bonino, Edith Bruck, Renato Brunetta, Pierferdinando Casini, Don Luigi Ciotti, Benedetto Della Vedova, Vittorio Feltri, Giuliano Ferrara, Gianfranco Fini, Roberto Giachetti, Gianni Letta, Luigi Manconi, Dacia Maraini, Claudio Martelli, Paolo Mieli, Clemente Mimun, Achille Occhetto, Andrea Orlando, Barbara Palombelli, Giovanna Reanda, Melania Rizzoli, Vasco Rossi, Francesco Rutelli, Adriano Sofri, Gaia Tortora. Sono solo i primissimi nomi di un elenco di più di 700 persone che mi hanno chiesto di aggiungersi all’appello rivolto al Comune di Roma. L’immediatezza e lo slancio con cui ho ricevuto, e continuo a ricevere, l’adesione a questo appello, mi hanno commossa. Non mi aspettavo una tale reazione alla mia iniziale richiesta, e questo mi ha restituito la sensazione, da me troppe volte vissuta, dell’amore che Marco suscitava. Stiamo parlando di un vero e proprio “sentimento”, espresso da personalità appartenenti all’intero scenario politico. Ciò deriva dal riconoscimento della sua figura, dalla modalità umana con cui Marco Pannella intendeva e praticava la politica, come una forma di “spiritualità laica” che coinvolgeva il corpo, le emozioni e la vita quotidiana in modo totale. Avendo vissuto con Marco posso testimoniare di come fosse autentico il suo usare il proprio corpo come strumento politico, senza nessuna separazione tra l’espressione della propria azione e quella della propria vita privata. Ricordo tutta la fatica che questo comportava per chi gli stava accanto, anche se Marco non ha mai tradotto quei momenti, a volte anche drammatici, in azioni di ricatto. Voglio richiamare qui come, nei primi scioperi della fame – protratti a lungo – e della sete, eravamo impreparati ad affrontare l’evolversi delle cose. Io ero giovane medico e registravo in modo molto grossolano i parametri che sembravano significativi: il peso corporeo, la pressione, le quantità di calorie introdotte. Negli anni ‘70, in un colloquio con Sandro Pertini, allora Presidente della Camera, che ottenemmo come MLD (Movimento di liberazione della Donna) per richiedere la calendarizzazione della discussione della legge sull’aborto, che venne approvata solo nel 1978, lui raccontò che non credeva ai digiuni di Pannella ed era convinto che “di notte si mangiava le bistecche”. Io, testimone diretta, accusai il colpo! Se, nel ricordare Marco oggi, possiamo poter dire ancora “E qualcuno ha pensato che fosse morto lì / però non era vero” dipende da ognuno di noi. Grazie a Nessuno tocchi Caino. Per chi volesse aderire all’appello per una targa che ricordi Marco a Piazza Navona basta scrivere a marcopannellapiazzanavona@gmail.com
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