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| L'ex primo ministro del Bangladesh Sheikh Hasina |
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BANGLADESH: EX PRIMO MINISTRO SHEIKH HASINA CHIEDE ANNULLAMENTO DELLA CONDANNA CAPITALE
8 aprile 2026: L'ex Primo Ministro Sheikh Hasina ha chiesto alle autorità del Bangladesh, tramite una lettera datata 30 marzo 2026, che la condanna a morte inflittale da un tribunale lo scorso anno venga annullata in quanto "legalmente nulla" e che qualsiasi ulteriore procedimento a suo carico si svolga nel rispetto degli standard internazionali del giusto processo. Le richieste di Hasina, che vive in esilio volontario in India dalla caduta del suo governo nell'agosto 2024, a seguito di settimane di proteste studentesche, sono state espresse nella lettera inviata dal suo studio legale londinese Kingsley Napley al Tribunale per i Crimini Internazionali (ITC) di Dacca. La mossa arriva più di un mese dopo la formazione di un nuovo governo a Dacca guidato da Tarique Rahman del Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), e in un momento in cui alcuni leader della Lega Awami di Hasina stanno valutando la possibilità di tornare in patria nell'ambito degli sforzi per rilanciare il partito. L’ITC, un tribunale nazionale per i crimini di guerra, ha condannato a morte Hasina il 17 novembre dello scorso anno, riconoscendola colpevole di crimini contro l'umanità durante la repressione delle proteste studentesche del 2024. Il Tribunale le ha inoltre inflitto una condanna separata all'ergastolo per aver agevolato e non impedito crimini contro i civili commessi dalle forze dell'ordine e da membri della Lega Awami. La lettera, datata 30 marzo, conteneva cinque richieste, tra cui l'annullamento immediato del verdetto e della condanna a morte di Hasina, in quanto legalmente nulli, e l'interruzione di qualsiasi procedura per l'esecuzione della condanna a morte, che costituirebbe un'esecuzione sommaria in violazione del diritto internazionale. La lettera affermava inoltre che qualsiasi ulteriore procedimento contro Hasina debba svolgersi nel pieno rispetto degli standard internazionali per un giusto processo, compresa la corretta notifica, la divulgazione di tutte le accuse e le prove, la possibilità di partecipare alla propria difesa con un legale di sua scelta e un processo davanti a un tribunale indipendente e imparziale. Il governo del Bangladesh avrebbe dovuto adottare misure immediate per garantire la sicurezza degli avvocati e di altre persone associate alla Lega Awami, "che subiscono intimidazioni e violenze", e il Tribunale e il governo avrebbero dovuto intraprendere azioni correttive per garantire il rispetto degli obblighi del Bangladesh ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e di altri strumenti internazionali in materia di diritti umani, concludeva la lettera. La lettera elencava diverse ragioni per opporsi alla condanna di Hasina e alla pena di morte, tra cui la "condotta illegittima del procedimento" presso il Tribunale per i Crimini Internazionali. Hasina è stata "processata e condannata in contumacia per reati capitali in un procedimento fondamentalmente incompatibile con i principi internazionali di equità e giusto processo", affermava la lettera. La ricostituzione del collegio giudicante del Tribunale con "giudici privi di esperienza e con evidenti legami politici con partiti di opposizione" equivaleva a una "mancanza di indipendenza giudiziaria", sosteneva la lettera. Si affermava inoltre che vi era "parzialità dell'accusa", poiché il procuratore capo era una persona con "chiari legami politici con l'opposizione" che aveva attivamente condotto una campagna per la messa al bando della Lega Awami durante lo svolgimento del procedimento. La lettera sosteneva infine che vi era stata una violazione del giusto processo e del diritto a un processo equo, poiché le autorità non avevano divulgato le prove né offerto a Hasina una reale opportunità di partecipare e difendersi dalle accuse capitali. Si sosteneva inoltre che il Tribunale per i Crimini Internazionali non avesse giurisdizione per processare Hasina per i reati contestati, in quanto istituito per perseguire il genocidio, i crimini di guerra e altri crimini ai sensi del diritto internazionale commessi durante la guerra di liberazione del 1971. (Fonte: Hindustan Times, 01/04/2026)
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