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Miliziani houthi nello Yemen
Miliziani houthi nello Yemen
YEMEN: APPELLO INTERNAZIONALE PER I QUATTRO GIORNALISTI CONDANNATI A MORTE

26 maggio 2020:

Più di 150 gruppi per i diritti umani e la libertà di stampa si sono appellati alle Nazioni Unite affinché intervengano per l’annullamento delle condanne a morte di quattro giornalisti nello Yemen, ha riportato Aljazeera il 18 maggio 2020.
Il tribunale penale speciale della capitale Sanaa, controllata dai ribelli Houthi, lo scorso 11 aprile ha condannato a morte per spionaggio i quattro, che hanno già trascorso quasi cinque anni in prigione.
L'avvocato per i diritti umani Abdelmajeed Sabra, che ha difeso i giornalisti, ha descritto le condanne come "una grave violazione della costituzione e della legge yemenite".
I quattro giornalisti - Abdel-Khaleq Amran, Akram al-Walidi, Hareth Hamid e Tawfiq al-Mansouri - furono arrestati il ​​9 giugno 2015 mentre usavano Internet nell'hotel Qasr Al-Ahlam di Sanaa.
I quattro facevano parte di un gruppo di 10 giornalisti arrestati contemporaneamente. Gli altri sei sono stati riconosciuti colpevoli di accuse simili, tra cui "diffusione di false notizie e voci" presumibilmente per aiutare la coalizione militare guidata dai sauditi, che combatte gli Houti dal 2015.
Dopo aver presentato un appello, sei dei giornalisti hanno ottenuto l’ordine di rilascio, tuttavia finora solo uno è stato liberato, in aprile.
I pubblici ministeri hanno accusato i giornalisti di aver trasmesso tra gennaio 2014 e dicembre 2015 "notizie false e malevoli" oltre a propaganda e disturbo della sicurezza pubblica. Sono stati anche accusati di "collaborare con il nemico".
"Le accuse contro i giornalisti sono state inventate. Stavano solo facendo il loro lavoro di giornalisti", ha detto ad Al Jazeera Khalid Ibrahim, direttore esecutivo del Gulf Center for Human Rights.
Nel 2019, Amnesty International ha definito le accuse "inventate".
Lo Yemen ha uno dei record sulla libertà di stampa peggiori al mondo, posizionandosi al 167° posto nel World Press Freedom Index di Reporter senza frontiere.
Barbara Trionfi, direttrice esecutiva dell'International Press Institute, ha dichiarato: "Dopo molti anni di conflitto, la libertà di stampa ha subito un danno immenso a causa della mancanza di rispetto dello stato di diritto in conseguenza del conflitto".
Trionfi ha aggiunto: "In questo contesto, l'unico strumento rimasto ai sostenitori della libertà di stampa è la pressione internazionale che è, tuttavia, spesso indebolita dalle divisioni politiche causate dal conflitto yemenita".
L'elenco dei 150 gruppi che chiedono alle Nazioni Unite un aiuto per liberare i giornalisti comprende il Centro di Sanaa per gli Studi Strategici, la Rete delle Giornaliste yemenite e la Coalizione Araba contro la Pena di Morte.
Elisabeth Kendall, ricercatrice del Pembroke College, Università di Oxford, ha descritto i casi come "una svolta davvero preoccupante".
"L'intimidazione dei giornalisti nello Yemen è un fenomeno comune ma le condanne a morte sono rare, almeno fino ad ora", ha detto Kendall ad Al Jazeera.
Martin Griffiths, inviato speciale dell'ONU in Yemen, ha fatto menzione speciale della situazione nel suo briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 14 maggio. Ha chiesto il rilascio immediato di tutti i giornalisti attualmente detenuti a Sanaa.
"La comunità internazionale considera questa una pesante violazione dei diritti umani. La petizione mostra che la comunità internazionale si sta unendo per prevenire la pena di morte", ha affermato Ibrahim.
La "reputazione internazionale" degli Houthi ne risentirà se non annulleranno la decisione, ha aggiunto.
L’avvocato Sabra ha dichiarato sulla sua pagina Facebook che i processi si sono svolti senza la presenza di avvocati difensori fino al momento in cui sono state emesse le condanne a morte.
Commentando questo, Kendall ha affermato che il processo svolto non può essere considerato equo.
"Agli avvocati dei giornalisti non è stato nemmeno consentito l'accesso all'udienza del verdetto", ha dichiarato.

(Fonti: Aljazeera, 18/05/2020)

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