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IL CORTO CIRCUITO DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SULLA CACCIA AI ‘NARCOTERRORISTI’

24 gennaio 2026:

Valerio Fioravanti su l’Unità del 24 gennaio 2026

Per invadere l’Iraq, Bush mise in piedi la storia delle “armi di distruzione di massa” che Saddam avrebbe avuto, nascoste da qualche parte. Di lì a poco si scoprì che era stato tutto artefatto per giustificarsi davanti all’opinione pubblica. Per arrestare il presidente del Venezuela, stavolta le cose sono state fatte meglio: i video dei droni che attaccavano i motoscafi dei corrieri della cocaina hanno avuto facile presa sull’opinione pubblica. Trump con i suoi modi ha anche sostenuto che in fin dei conti anche la cocaina è un’arma di distruzione di massa, e comunque la si voglia mettere sta di fatto che l’aver equiparato Maduro a Pablo Escobar o a “El Chapo” Guzmán, sotto l’aspetto propagandistico, ha funzionato.
Poi, a parte, ci sono persone intelligenti che ragionano. Su “Reason Magazine” (sottotitolo della testata “menti libere e liberi mercati”), rivista libertaria americana, la vicenda dei motoscafi bombardati è stata affrontata in un modo inaspettato. Senza questioni di principio ma mettendo sul tavolo due comportamenti contraddittori all’interno dell’Amministrazione Trump. L’articolo è stato pubblicato pochi giorni prima della “extraordinary rendition” di Maduro: evidentemente anche i geniali autori dell’articolo non erano riusciti a immaginare dove l’intera vicenda sarebbe andata a parare, ma rimane il fatto che l’analisi è straordinaria.
«Il 2 settembre, Trump ha annunciato con gioia di aver ordinato un “attacco cinetico” su un motoscafo “che trasportava narcotici illegali”, uccidendo 11 uomini che ha descritto come “narcoterroristi identificati con certezza”. Quell’operazione del SEAL Team Six è diventata di nuovo controversa pochi mesi dopo, quando si è appreso che era stato sparato anche un secondo missile che ha distrutto 2 sopravvissuti dell’attacco iniziale, mentre si aggrappavano, indifesi, ai rottami in fiamme. Quell’operazione ha inaugurato una campagna militare contro imbarcazioni sospette nei Caraibi e nel Pacifico orientale, che finora ha ucciso 115 persone in 35 attacchi. Questa nuova strategia tratta i corrieri di cocaina come “combattenti” che possono essere uccisi a piacimento, a distanza e a sangue freddo, piuttosto che come sospetti criminali soggetti ad arresto e processo. Quest’approccio crea contraddizioni che sottolineano l’illogicità, l’immoralità e l’illegalità dei metodi che Trump preferisce. La Guardia Costiera statunitense sta ancora intercettando imbarcazioni sospettate di trasportare droghe illegali, come ha fatto, costantemente, nei decenni scorsi. Dal consuntivo mensile della Coast Guard si apprende che a settembre sono state intercettate 38 imbarcazioni, e la maggior parte dei contrabbandieri sono stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine perché il Dipartimento di Giustizia ha rifiutato di perseguirli.»
Reason ci sta dicendo che da un lato il Presidente ordina di uccidere i corrieri della cocaina equiparandoli a dei terroristi, dall’altro la sua ministra della Giustizia, Bondi, dispone che, visto il basso livello criminale, non conviene perdere tempo con loro: anche se confessassero, non potrebbero dire niente di rilevante.
Prosegue l’analisi di Reason.
«Come ha scritto Pam Bondi in un promemoria del 5 febbraio ai dipendenti del Dipartimento di Giustizia, “sarà spesso prudente perseguire l’allontanamento dagli Stati Uniti di un obiettivo investigativo di basso livello, piuttosto che sostenere i costi in termini di tempo e risorse associati al procedimento penale. Allo stesso modo, raramente converrà perseguire gli arresti all’estero e le estradizioni di questi criminali di basso livello”.
Di fatto, questa strategia viene applicata. Il 19 novembre, ad esempio, un’imbarcazione della Guardia Costiera è rientrata a Port Everglades dopo aver sequestrato 22 tonnellate di cocaina trovate ispezionando 15 imbarcazioni in alto mare. “La
motovedetta ha preso in custodia 36 sospetti, e ne ha rimpatriati 29 in Ecuador. 7 sono stati consegnati ai “federali”. Secondo gli avvocati d’ufficio che li rappresentano, i loro clienti sono “uomini molto poveri, che non possiedono le imbarcazioni e potrebbero non sapere dove stanno andando fino a quando non raggiungono una barca e ricevono un dispositivo GPS con coordinate preprogrammate”. Sono “pescatori e agricoltori poveri disposti a rischiare la vita sulle barche della droga” in cambio di pagamenti che vanno da 500 a 10.000 dollari per viaggio.
Sembra probabile che molti dei “narcoterroristi” di cui Trump ha ordinato la morte corrispondano a questo profilo. Non abbiamo modo di saperlo con certezza perché il Governo non ha fornito quasi nessuna informazione in merito. Ma una cosa è chiara: lo stesso crimine non può essere così efferato da meritare la pena di morte, ma così di basso profilo che i procuratori federali non si preoccupano di perseguirlo.»

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